Gestire la luce naturale

Scattare con luce naturale o con luce ambiente deve lasciarci liberi: ecco come gestire la luce naturale in fotografia.

Quando guardiamo le fotografie di una pubblicazione o di un catalogo promozionale potremmo accorgerci, con un po’ di allenamento visivo, che la luce illumina le cose in modo strategico, non naturale. Si tratta dell’effetto, senz’altro corretto per quegli scopi, dell’illuminazione da studio. Questa può essere modificata a piacimento dal fotografo, per ottenere un risultato ben preciso. Il discorso è diametralmente opposto quando invece bisogna gestire la luce naturale. Gli effetti che si otterranno saranno decisamente meno artefatti e in grado di creare un’atmosfera più sospesa e sfumata. Molti magazine attualmente sono sempre più aperti e predisposti ad accogliere tra le loro pagine, cartecee o virtuali, immagini con luce naturale.

Tuttavia gestire la luce naturale non è così semplice come sistemare le torce flash o i pannelli LED in studio. Infatti non è il fotografo a regolare la luce, ma lui stesso dovrà “regolarsi” a seconda della sua intensità alle diverse ore del giorno, alla sua qualità e direzione. Scattare con luce naturale significa un po’ doverla rincorrere ed essere in grado di settare tempi di scatto, diaframmi e ISO in maniera tale da valorizzare la sua espressività. Ecco alcuni consigli su come usare al meglio la luce naturale e alcuni esempi di una visione contemporanea per motivare lo sguardo.

Scattare con luce naturale: qualche suggerimento

Per gestire la luce naturale al meglio e scattare immagini quanto più aderenti a un’idea che si ha in testa, bisogna tenere conto di alcuni fattori e peculiarità. Potenzialmente nessuna è un ostacolo, basta trovare il modo di dialogarci ed esaltarle in quanto caratteristiche speciali. Vediamo quali sono le principali per scattare con luce naturale in modo soddisfacente.

1 – Gestire la luce naturale oppure la luce ambiente?

Per prima cosa è necessario fare una distinzione: quella tra luce naturale e luce ambiente. Infatti non sono la stessa cosa:

  • la luce naturale è la luce del sole, quella che troviamo in esterno e quella che filtra dalle finestre o dalle aperture di un luogo chiuso
  • la luce ambiente è quella che si trova in un determinato posto, interno o esterno, e può essere una commistione tra luce naturale o luce artificiale. Ad esempio la strada di sera illuminata dai lampioni, i neon in una stanza. Ovviamente non siamo in presenza di luce ambiente quando si utilizzano torce flash, illuminatori a luce continua e tutta quell’attrezzatura da studio fotografico che mira a modificare il contrasto secondo il volere del fotografo.

Il primo approccio verso questa tipologia di illuminazione è quello di riprendere la scena così come si presenta. Nel caso della luce naturale in esterno, è possibile creare degli effetti comunicativi interessanti abbassando i contrasti quando la luce è molto chiara, ad esempio all’alba, o si avvia all’imbrunire.

Gestire la luce naturale
A sinistra: estratto da “4” di Terraproject + WuMing. A destra: estratto da “The garden” di Alessandro Imbriaco.

Contrasti, linee nette, veri e propri “disegni grafici” di ombra e luce sono possibili quando si decide di scattare con luce naturale nelle ore centrali della giornata.

Gestire la luce naturale
Luigi Ghirri – Marina di Ravenna 1986

Per ciò che riguarda la luce ambiente, se ne possono cogliere i contrasti, le sfumature e i riverberi quando la luce del sole filtra in un ambiente più buio. Oppure enfatizzare la diversità delle diverse fonti luminose presenti in una scena, utilizzando le impostazioni relative al bilanciamento del bianco.

Gestire la luce naturale
A sinistra: da “Changing New York” di Berenice Abbot. A destra: Casa Benati, Reggio Emilia, 1985 di Luigi Ghirri.

2 – Scattare con luce naturale durante le ore del giorno e nelle diverse stagioni

Un approccio fotografico contemporaneo alla fotografia con luce naturale, soprattutto con soggetti paesaggistici, architettonici o ritratti (immagini singole o immagini appartenenti a una serie più o meno composita di foto) è quello di creare un certo straniante distacco. Toni tenui spesso si abbinano a scatti di grande rigore formale

Gestire la luce naturale
A sinistra: estratto da “The garden” di Alessandro Imbriaco. A destra: estratto da “This is you here” di Albarran Cabrera (collettivo, found photography)

In questi casi spesso si è andati a scattare con luce naturale durante le prime ore del giorno o in giornate invernali particolarmente nebbiose, magari applicando una lieve sovraesposizione. Un effetto simile, ma sui toni scuri, si può ottenere sottoesponendo dopo il tramonto, in zone non soggette a particolare commistione luminosa. Siamo di fronte spesso ad atmosfere fredde o melanconiche.

Di contro, gestire la luce naturale nelle ore centrali del giorno e/o in estate, comunica un maggior senso di calore e coinvolgimento. Sempre comunque in base al linguaggio fotografico che si sta utilizzando. Interessante lo scatto durante precise condizioni climatiche (prima, dopo, durante un temporale, una nevicata, ecc) o in orari notturni in zone urbane, dove sono presenti svariate tipologie di fonti luminose.

Gestire la luce naturale
A sinistra: Milano Marittima, 1988, Luigi Ghirri. A destra: Stigliano, Potenza, 1983, Mario Cresci.

3 – Le qualità della luce naturale

La luce, che sia naturale o artificiale, ha due caratteristiche distinte: può essere dura o morbida. Nel caso specifico della luce naturale, essa risulta morbida quando:

  • c’è nuvolosità e i raggi solari devono attraversare i nembi
  • c’è nebbia o foschia
  • il tempo è nuvoloso o piovoso

Invece, la luce presenta effetti più duri e contrastati:

  • durante le ore centrali della giornata
  • prima o dopo un temporale

In un ambiente chiuso o all’interno, tutto ciò che contribuirà a funzionare da filtro rispetto ai raggi penetranti (le tende ad esempio) renderà di conseguenza più tenue e diffusa la luce ambiente. Fasci netti di luce e ombra si andranno a creare, invece, laddove non sono presenti schermi.

Le ore del giorno

Se il risultato, a livello d’immagine fotografica, che si vuole ottenere è morbido e privo di contrasti netti è bene predisporsi a scattare nelle prime ore del giorno o appena dopo il tramonto o iniziare a sviluppare un progetto fotografico nella stagione invernale, quando nebbia e cieli grigi sono più frequenti. Se il contrasto netto tra luci e ombre, invece, è anche la chiave stilistica della nostra ricerca, possiamo sfruttare la luce abbacinante del mezzogiorno e l’estate. Sempre sorprendenti gli effetti di luce in prossimità di un temporale, quando bagliori netti squarciano le nuvole, illuminando particolari del paesaggio come riflettori. Così come la quantità di luce che può riflettere un prato innevato.

Gestire la luce naturale
Luigi Ghirri, Formigine, 1985.

4 – Osservare da che parte arriva la luce

Quando il sole è a mezzogiorno gestire la luce naturale viene considerato difficile. Le ombre sono molto corte e nette. Tuttavia questa può anche essere considerata una semplice caratteristica della luce, da sfruttare creativamente. Ad esempio per creare dai tagli netti e dei giochi d’ombra. Di solito il tipo d’illuminazione considerata migliore per scattare con luce naturale è quella laterale, che colpisce i soggetti agli estremi del giorno. Posizionando un soggetto in ombra, con il sole alle spalle si potrà scattare in controluce.

Scattare con luce naturale secondo un grande fotografo

Come visto, sono molti gli espedienti che si possono utilizzare presenti “in natura” per gestire la luce naturale al meglio. Ad esempio sfruttare superfici bianche o chiare, come un muro o la neve, per riflettere la luce del sole. Così come aree lucide o scure. Inoltre è fondamentale attendere una particolare ora del giorno per scattare con luce naturale, così come cercare condizioni atmosferiche particolari.

Al di là di questo, è interessante sperimentare l’influenza della luce naturale sfruttandone al massimo tutte le potenzialità, evitando il più possibile gli artifici di flash e LED. Il dialogo tra la penombra di un interno e la luce all’esterno è sempre un rapporto complementare, anche quando entra in gioco la luce artificiale che rischiara gli interni al calar del sole.

Come insegnava Luigi Ghirri, il punto chiave per intrepretare la fotografia è riuscire a mettere in relazione la nostra sensibilità personale, la nostra visione con le potenzialità offerte dalla sensibilità ISO, dalla giusta impostazione di tempi e diaframma in base a ciò che si vuol realizzare.

Gestire la luce naturale
Luigi Ghirri, Caserta e Parma.

In sostanza di mettere in comunicazione l’uomo e la macchina fotografica. Questa ci offre una visione malleabile, rispetto allo sguardo che compensa automaticamente ogni cosa. Ghirri ha sempre preferito restituire una sorta di cronaca fedele della realtà, una trasposizione “naturalistica” e allo stesso tempo onirica del paesaggio e delle cose.

Le variazioni della luce

Nella sua opera è evidente come ogni scelta espressiva sia dettata da una profonda consapevolezza, se non vera e propria simbiosi, con le variazioni della luce. Queste solo in apparenza possono apparire incidentali, in realtà ogni contrasto o concordanza definisce volumi e rilievi in modo diverso. Ghirri è stato uno degli autori che meglio ha saputo interpretare le specificità della luce, soprattutto naturale e ambiente, riuscendo ad esaltarla senza artifici e a coglierne la connessione con gli elementi circostanti.

“Qui c’erano le lampadine normali, che hanno dato questa colorazione giallastra. Era impossibile equilibrare tutto questo. A me però non interessava, in effetti, una resa cromatica omogenea, ma proprio questo tipo di colore…Tenendo conto della scena da rappresentare volevo sottolineare la diversità delle sorgenti luminose. Come dicevo prima, indipendentemente da tutto, quello che possiamo trovare nella realtà è infinitamente più vario e interessante di tutti i filtri colorati che possiamo mettere davanti alle lampade. Basta abituarsi a leggere.”

(Lezioni di fotografia – Luigi Ghirri – Quodlibet Compagnia Extra)

Gestire la luce naturale
Luigi Ghirri, Bologna, 1985

In sostanza si tratta di non aggiungere nulla alla scena che si ha di fronte, soprattutto dal punto di vista della luce. Piuttosto di osservare bene e capire come ottenere il risultato più espressivo con gli elementi presenti. Dello stesso avviso, e si può dire della stessa “scuola”, Mario Cresci, Guido Guidi, Olivo Barbieri, Giovanni Chiaramonte. Il comparto storico che ha portato oggi all’affermazione di una nuova poetica che può includere fotografi come Alessandro Imbriaco e tanti collettivi fotografici, anche con tematiche incentrate sul reportage, come Terraproject o sulla fotografia d’archivio o “ritrovata”, come Albarran Cabrera.

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